lunedì 20 gennaio 2014

IL NON POTERE - DAVIDE NOTA, èquilibri / Spazio NovaDea, Ascoli Piceno



Sabato 25 gennaio alle 18,00 lo Spazio NovaDea interno a èquilibri (Libreria Prosperi + Ascoli Equosolidale) ospiterà la presentazione del libro IL NON POTERE di Davide Nota, pubblicato dalla casa editrice Sigismundus di Ascoli Piceno.
Il volume raccoglie undici anni di lavoro poetico dell'autore, riunendo, riviste e corrette, tutte le sue precedenti pubblicazioni: Battesimo (2002-2004), Il non potere (2005-2007), La rimozione (2008-2011), I rovi (2011-2013) e Il tarassaco (2011-2013). Le copie in vendita, in limitata disponibilità, sono numerate e autografate.

La presentazione, alla quale parteciperà lo stesso poeta, sarà a cura del prof. Antonio D'Isidoro.

Ciò che resta della muta è la pellaccia tra i rovi. La poesia come scoria espulsa dalla polis mutante. Sotto il sole feroce del tardo capitalismo globale tradizione e pietà attendono entrambe di decomporsi. […] Non sono un poeta civile perché non ho avuto nessuna civiltà di riferimento. Non sono un poeta realista perché l’unica realtà che conosco è la solitudine. Sono il tentativo mancato di resistere al disumano (Per una poesia del margine, di D.N.)

Ma adesso pure noi si sa che si è
qualcosa, tra le cose: un accumulo
di prole in disavanzo,
che solo la bufera ci promette
sul tavolino bianco questa rosa.


Davide Nota è nato nel 1981 a Cassano d’Adda, in provincia di Milano, da padre lucano e madre marchigiana. Da sempre residente ad Ascoli Piceno ha studiato a Perugia, dove si è laureato nel 2007 in Lettere moderne. Dal 2008 vive tra le Marche e Roma. Ha svolto diversi lavori tra cui operaio in fabbrica, commesso librario, proiezionista per cinema, banconista alimentare e editore. Ha fatto parte del movimento “Calpestare l’oblio” (2008-2010) e della rivista di poesia e realtà “La Gru” (2005-2012). Dal 2013 cura il blog di poesia “Fonti coperte” sul sito de “L’Unità”. Il non potere (2002-2013) è il suo primo libro organico di poesia e raccoglie tutte le precedenti pubblicazioni.


Titolo: Il non potere
Autore: Davide Nota
Relatore: Prof. Antonio D'Isidoro
Luogo: Spazio NovaDea/èquilibri (Libreria Prosperi + AscoliEquoSolidale)
Largo Crivelli, 8 – Ascoli Piceno
Orario: 18,00
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea
Info: 0736 259888 - libreriaprosperi@hotmail.it

martedì 26 novembre 2013

LUNGA UN ANNO - FRANCESCO ACCATTOLI + CONCERTO ACUSTICO - GUIDO IANNI E LUCA GASPARI, èquilibri / Spazio NovaDea, Ascoli Piceno



Titolo: LUNGA UN ANNO
Poeta: Francesco Accattoli
Moderatore: Alessio Alessandrini
Musicisti: Guido Ianni, Luca Gaspari
Luogo: èquilibri – Spazio NovaDea
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea
Inaugurazione: venerdì 29 novembre ore 18.00
Info: 0736.259888

libreriaprosperi@hotmail.it

Doppio evento di poesia e musica venerdì 29 novembre 2013 alle ore 18.00 ad Ascoli Piceno presso èquilibri (AscoliEquoSolidale + Libreria Prosperi).
Si inizia con la presentazione-reading del libro LUNGA UN ANNO (Sigismundus, 2013) del poeta Francesco Accattoli, un libro d'arte in edizione limitata e numerata a mano dall’autore per cento copie su carta cotonata, con sei opere pittoriche dell'artista Linda Carrara. Introduce e dialoga con l'autore il poeta e docente ascolano Alessio Alessandrini.
A seguire il concerto acustico dei musicisti Guido Ianni e Luca Gaspari (Libra).

Lunga un anno è un libro preciso, compatto; un libro dove la composizione dei diciannove testi intende mostrare il senso di un’esperienza che segna un limite nel cammino della vita: la fine di un amore.
Ecco perché questo titolo, sebbene coincida esattamente con la cronologia di scrittura (da gennaio 2012 a dicembre 2012) e la denoti in tutta la sua tecnica referenzialità, allude ad una vastità semantica attraverso la quale l’espressione lunga un anno si sovrappone – come la parte che getti la propria ombra oscurando l’intero – a tutto l’arco di cui è costituita la nostra vita: essa è uno spazio chiuso, singolare e unitario, continua elaborazione di quella perdita fondativa. (dalla prefazione di Tommaso Di Dio)

Durante la serata sarà inoltre visitabile la mostra L'ETERNO VIANDANTE del fotografo Fabrizio De Fabiis. La mostra rimarrà aperta fino al 7 dicembre, dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 16,30 alle 20.

Francesco Accattoli nasce ad Ancona nel 1977. Si laurea nel 2003 presso la Facoltà degli studi di Macerata in Lettere Classiche ad indirizzo archeologico. Nel 2002 esce per Stamperia dell’Arancio il suo primo libro di poesie e prose Come acqua che riposa. A nove anni di distanza dal precedente lavoro, nell’aprile del 2011 esce per FaraEditore la sua nuova raccolta di poesie dal titolo La neve nel bicchiere, con una prefazione di Renata Morresi e la copertina curata dalla pittrice Federica Amichetti. Attualmente vive e insegna nella Provincia di Ancona.

martedì 12 novembre 2013

L'ETERNO VIANDANTE - FABRIZIO DE FABIIS - èquilibri / Spazio NovaDea, Ascoli Piceno


Titolo: L'ETERNO VIANDANTE
Artista: Fabrizio De Fabiis
Curatore: Daniele De Angelis
Luogo: èquilibri – Spazio NovaDea
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea
Inaugurazione: sabato 16 novembre ore 18.00
Periodo e orari: dal 16 novembre al 7 dicembre
dal lunedì al sabato 9-13 / 16,30-20
Info: 0736.259888




Sabato 16 novembre 2013 alle ore 18.00 ad Ascoli Piceno presso èquilibri, che unisce l'associazione AscoliEquoSolidale e la Libreria Prosperi, verrà inaugurata la personale L'ETERNO VIANDANTE del fotografo Fabrizio De Fabiis, a cura di Daniele De Angelis. L’evento sarà anche occasione per presentare l’omonimo libro da cui sono tratte le foto esposte, che pochi mesi fa l’artista ha pubblicato per Sigismundus Editrice. Alla serata parteciperà l’autore.
La mostra rimarrà visitabile fino al 7 dicembre, dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 16,30 alle 20.

Come appunti visivi, intuizioni istantanee, frammenti preziosi di ciò che fugge, le fotografie di Fabrizio De Fabiis si susseguono quali tracce di una narrazione multiforme […] Ne viene fuori un mondo contrastato, acido e quasi psichedelico, alle volte livido e inquietante, sempre, però, pervaso da un intenso lirismo; una costante che rielabora i ricercati disaccordi estetici in immagini unitarie, nelle quali il reale, espressionisticamente illuminato, svela ulteriori possibilità della materia. (dal testo critico di Daniele De Angelis)

Fabrizio De Fabiis nasce il 21 Ottobre 1981 ad Ascoli Piceno. Nel 2004 consegue la laurea triennale in fisica presso l'Università degli studi di Perugia e durante questo ultimo anno compie un viaggio in Spagna dove inizia a fotografare: decisivo sarà l'incontro con le fotografie e il pensiero di Henri Cartier-Bresson. Nel 2006 frequenta il primo anno del corso di fotografia all'Istituto superiore di fotografia di Roma e tornato ad Ascoli svolge lavori saltuari e stagionali continuando a coltivare la sua passione. Sono ormai alcuni anni che Fabrizio effettua diverse mostre collettive e personali quando il 26 Febbraio del 2008 un incidente stradale segna lo spartiacque della sua vita poiché rimane in coma per 18 giorni. Al suo risveglio Fabrizio inizia a scrivere poesie e a farle leggere a familiari ed amici. Segue dunque la pubblicazione, nel 2010, del libro Lo specchio nascosto del fotografo per la Edizioni della Meridiana e nel 2012 Studio d'artista, edito per Sigismundus Editrice nel 2012, che vede maturare al suo interno fotografia e poesia nell'ottica di una sintesi finale che le intenda come parti di un unico percorso. Il suo ultimo libro è L'eterno viandate (Sigismundus Editrice, 2013) .

martedì 8 ottobre 2013

TOMMASO DI DIO SU "LUNGA UN ANNO" DI FRANCESCO ACCATTOLI (SIGISMUNDUS, 2013)

Nella poesia di Accattoli è in gioco il resoconto del crescere. Come quel volume di Pavese, questo potrebbe fare proprio il verso scespiriano: Ripeness is all. La maturità è tutto, sì; ma è terra di conquista e di un lungo cammino attraverso l'esperienza della gioia e del dolore, dove crescere è sinonimo di abbandono, di continuo e silenzioso mutare.
Lunga un anno è un libro preciso, compatto; un libro dove la composizione dei diciannove testi intende mostrare il senso di un'esperienza che segna un limite nel cammino della vita: la fine di un amore. La resa di fronte all'abbandono è, si sa, uno dei temi più diffusi nella letteratura da sempre e oggi ovunque riprodotto da milioni di oggetti orchestrati per il consumo di massa; ma se esso ha potuto essere milioni di volte interpretato, a tutti i livelli culturali possibili, è proprio perché esso rivela una struttura fondamentale della nostra vita: il lutto che instaura la nostra separatezza ed individualità, la nostra ineludibile singolarità. Ecco perché questo titolo, sebbene coincida esattamente con la cronologia di scrittura (da gennaio 2012 a dicembre 2012) e la denoti in tutta la sua tecnica referenzialità, allude ad una vastità semantica attraverso la quale l'espressione lunga un anno si sovrappone - come la parte che getti la propria ombra oscurando l'intero - a tutto l'arco di cui è costituita la nostra vita: essa è uno spazio chiuso, singolare e unitario, continua elaborazione di quella perdita fondativa.
In principio era la neve. Bianchissimo l'inizio, è neve sui cantieri, neve che blocca tutte le costruzioni e tutti gli orizzonti. Due temi – la neve e i cantieri – che percorrono tutto il libro di Accattoli, diventando due figure essenziali per capirne lo sviluppo. Da questa condizione di immobilità esteriore, di splendente marmorizzazione di tutto il visibile e di ogni efficacia operativa, si intraprende un cammino che esplora la dimensione invisibile della lentissima crescita interiore. Un maturare che è dapprincipio dare attenzione, sentire ciò che si ascolta e ciò che si tocca. Ecco che “crepano di schianti i rami” e “i nodi cedono nella\ penombra”: “tutto ci pesa”, ogni cosa ha il proprio peso e il verso, il metro, lo raccoglie nella voce che scrive. Accattoli può ben dire “fuorché il tatto, nessuna cosa\ ci contorna e ci spiega”; ciò che vediamo è distanza, è soltanto “balugine della miopia: dobbiamo toccare per credere, niente è affidabile nel mutamento poiché “tutto ha bruciato il gelo delle nevi”. Non per questo lo sguardo viene abolito in una rarefatta atmosfera in cui ogni cosa risulta sbiadita, sfumata, imprecisa. Al contrario, le cose emergono dalla scrittura con una forza d'impatto che annulla ogni gerarchia: non ci sono più termini alti e aulici, né termini triviali. La cogenza della neve, il suo peso sopra ogni cosa e la volontà netta di ascolto interiore permette che tutto appaia, che tutto sia inteso nel suo senso fondativo, qualunque cosa esso sia. Questa apertura linguistica, sinonimo di un profondo ascolto di ogni evento, è uno degli aspetti che maggiormente caratterizzano la scrittura di questo libro e di questo autore, che non teme – e anzi sa giovarsene infinitamente – di rappresentare il “vetro opaco,\ alabastro con un filo d'illuminazione”, come l'essere “feriti dal prezzemolo tra i denti”; oppure “l'argentato\ farabutto delle schede gratta&vinci”, come il raffinatissimo “odore ingiallito di fiori nuziali”. Possiamo trovare la parola letteraria “prece”, oppure la parola “cruna”; ma anche il comunissimo “sputerò”, l'insetto “millepiedi” e “l'unto\ amaro che galleggia sul piatto”: ogni livello gerarchico è annullato dal bianchissimo bianco della neve che mostra il peso segreto di ogni cosa.
A questa apertura linguistica che sa aderire ad ogni momento dell'esperienza rivelandone il peso, si ricollegano alcune poesie scritte nel dialetto più proprio del poeta: il dialetto di Osimo. Esse sono solo quattro; ma per bellezza e forza appaiono come vere e proprie cerniere, snodi cruciali dell'intero libro. La lingua qui usata non ha nulla di letterario e non è utilizzata per richiudere sotto ulteriore tegumento una parola che vuole distanziarsi dalla vita vissuta; al contrario, è un dialetto “sporco”, un dialetto “bastardo”, parlato e popolare che trova qui forma scritta. È una lingua elementare che tenta di avvicinarsi ancora di più alla dizione profonda e interiore, che per larga parte ancora avviene attraverso questa lingua minore. Un dialetto psichico, potremmo dire, se con questa espressione si intende la lingua più vicina a quella voce dell'interiorità, quella voce fatta di altre voci, ascoltate, partecipate, vissute, che qui viene mostrata e addomesticata quel tanto che basta per essere finalmente scritta. Qui la poesia di Accattoli può trovare il suo più proprio accento realistico, ma come innalzato da una forza mitologica di cui è portatrice questa lingua che è interiore nella misura in cui è spartita, anonima e plurale. E allora torna la neve, ma s'è sciolta ed è rimasta la guazza; passano le stagioni e sulle case dove si muore “ce passa davanti un cà vecchio e ce piscia”: ogni dolore ha la sua miseria, ogni domanda sul dolore e sulla gioia è resa ridicola da una vita che si ostina a continuare con le sue meschinità. E non è forse un caso che proprio qui, in questa lingua meticcia e viva, emerge con più forza il tema del crescere, della maturità faticosamente raggiunta e mai presa. Il ricordo del corpo amato è come un pane secco, che non si rompe, che resiste nella propria forma anche se divenuto immangiabile: “pà che non se sfragna e dura”. E questo corpo, che nell'altro corpo si rammemora e vi si comunica, forma un bitorzolo pieno di acciacchi, un brodo senza sapore, allorquando si vede tutto in tutta la propria età: ”bitorzoli ciaccati a trentanni,\ quadrucci 'nt'un brodo sciapo pe' i dolori\ d'esse granni”. Il crescere, il gesto che matura e fa maturare, è un dolore a cui la stessa bellezza della vita ci condanna: “Noialtri semo acini duri d'uvaspina:\ la pelle ce sbrillucciga del viola,\ la polpa ce profuma e ce martira”.
Ed è proprio in questa lingua che emerge una delle immagini più forti di questo libro, un'immagine capace di racchiudere tutta la forza e la mutevolezza della soglia luttuosa della perdita. Siamo in una stagione di pioggia, a metà del cammino del libro: non più nella neve, ci stiamo avvicinando al mare. (Tutto il libro ha infatti questa traccia segreta, la scoperta della mutevolezza dell'elemento liquido attraverso il tempo stagionale che matura). “Adè che piòe\ e piòe”, scrive Accattoli, “sa i culori 'rmasi 'ntatti”, con i colori rimasti intatti; “guasi scolo\ gioppe 'l muro de confine\ tra lo sfaldo e le betoniére”, quasi scolo, giù dal muro di confine, tra l'asfalto e le betoniere; “Scialìmo”, perdiamo consistenza; “e 'nte l'umido l'impronta\ non se tòje né se smorcia”, e nell'umido l'impronta non si toglie né si smorza. Il tempo avanza e noi siamo sempre più abbandono di ogni cosa, quasi scolo d'acqua di risulta che casca a valle, sempre più a valle; eppure, in questo tessuto umido e in movimento continuo che siamo, il segno di aver perso, l'impronta, non va via e anzi ci appare come la sola cosa che ci dona identità: siamo perdita, siamo in ogni perdita, nella corsa dei giorni e di tutti gli amori di una vita.
L'immagine della pioggia torna anche nell'ultimo testo dialettale. Ma qui prepara il finale ed è pioggia che lava nel nuovo inverno che arriva, dopo l'estate marina. Ed è proprio alla riva del mare che si apprende la lezione fondamentale, tappa centrale che condurrà alla maturità raggiunta alla fine del libro. Le due poesie “Maroso” e “Muta geniale” scoprono l'inutilità della lotta contro ciò che perdiamo, inutile ogni rancore: “[...] E vedere ci appartiene, quanto l'ocra\ della spiaggia cui non sappiamo rinunciare.\ Perché ci somiglia questo tratto di riviera,\ il neutro maroso dei giorni\ in cui non sono stati salvati momenti\ alcuni, né insegnamenti, né le vittorie\ che ci aspettavamo”. Nulla si salva, tutto è assorbito dal ritmo vasto, ipnotico di quel bellissimo verso: “il neutro maroso dei giorni”; eppure da questa vita, dalla ricchezza dei suoi “saluti” e dei suoi “arrivederci”, non sappiamo staccarci.
Abbiamo visto come la scrittura di Accattoli indaga i momenti di cui è costituito il crollo, ne sonda i ricordi e le amarezze così come provengono dall'abbandono degli abbandoni. Di rovina in rovina, di ricordo in ricordo, la scrittura va incontro ad una lenta maturazione. Il lettore ne è coinvolto, mentre prosegue, leggendo, poesia dopo poesia; sente una vibrazione minuta percorrere il libro e infine uno scarto si affaccia dopo un lungo anno di attenzione e di ascolto di ogni minima frattura interiore. Nell'ultima poesia, che porta il titolo del libro, si va oltre il dolore e oltre il crollo. Scrive Accattoli: “siamo stati all'ombra troppo tempo”. Finalmente “ognuno dal suo lato\ vede la presenza dell'altro” e insieme “la presenza di se stesso”. A partire da questa scoperta, luminosa e splendente di “singoli bagliori”, reso ognuno finalmente consapevole, la scrittura può tornare alla ricerca dell'altro e della condivisione dell'altro nella sua pienezza e nella sua gioia. Il prossimo libro di Accattoli non sarà un libro di dolore; la sua futura poesia tornerà, ora più matura, finalmente ad essere plurale, a cercare nella parola quella spartizione dell'umana voce che è più sua.


Tommaso Di Dio, Milano 2013
[Premessa a Lunga un anno di Francesco Accattoli, Sigismundus 2013, con illustrazioni di Linda Carrara]

mercoledì 12 giugno 2013

RICHIAMI - LORENZO BARTOLUCCI - LIBRERIA PROSPERI/SPAZIO NOVADEA, ASCOLI PICENO


Titolo: RICHIAMI
Artista: Lorenzo Bartolucci
Cura: Daniele De Angelis
Luogo: Libreria Prosperi-Spazio NovaDea
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea
Inaugurazione: venerdì 21 giugno ore 18.30
Periodo: 21 giugno – 20 luglio 2013
Orario: dal Lunedì al Venerdì 9-13 e 16.30-20
Sabato 9-13
Info: 0736.259888329.1979667


Quarto e ultimo appuntamento espositivo di questa stagione, prima della pausa estiva, allo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno. Dopo le personali di Davide Calvaresi, Ignacio Maria Coccia e An Degrida, venerdì 21 giugno 2013 alle ore 18.30 si inaugurerà la mostra RICHIAMI dell'artista anconetano Lorenzo Bartolucci, a cura di Daniele De Angelis.
Con uno sguardo drammatico e lieve e una tecnica asettica e corporale al tempo stesso, l'artista racconta la malattia nei suoi diversi stadi fino alla guarigione, spingendo lo spettatore in una immedesimazione malinconicamente ironica. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 20 luglio 2013 (Lun-Ven, 9-13 e 16.30-20 / Sabato 9-13) - Ingresso libero.

L'esperienza della malattia è avvicinamento alla disgregazione, alla percezione della fragilità del proprio corpo che in un istante può lacerarsi e disfarsi per sempre. Anche quando alla malattia segue la guarigione, lo sconvolgente passaggio della crisi fisica lascia ferite esperienziali profonde e difficili da suturare. Lorenzo Bartolucci, con le sue opere, si spinge in questo territorio sconvolgente e doloroso, vissuto sulla propria fisicità, mutando in simbolo del percorso dalla malattia alla guarigione una parte biologica di sé: i propri capelli. E' con essi, infatti, che l'artista ricama sulla carta gli attimi, i gesti e gli oggetti della degenza e delle cure, dell'essere accolto in un mondo nuovo, quello ospedaliero, e del successivo rinascere al mondo esterno, suturando con un gesto meticoloso e complesso le ferite fisiche e psichiche più profonde, in un perfetto e lieve equilibrio tra dramma e ironia.

Lorenzo Bartolucci è nato a Tortona (AL) nel 1979. Ha frequentato l'Accademia di belle arti di Macerata e da qualche anno è attivo nel territorio con diverse mostre. Vive tra Ancona e Macerata.

sabato 1 giugno 2013

L'ESPAGNOLE - RAFFAELLA GRECO TONEGUTTI - LIBRERIA PROSPERI/SPAZIO NOVADEA, ASCOLI PICENO


Titolo: L'Espagnole
Autore: Raffaella Greco Tonegutti
Relatore: Alessandra Addari
Luogo: Libreria Prosperi-Spazio NovaDea
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno 
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea 
Inaugurazione: 10 giugno ore 18.30
Info: 0736.259888 – 329.1979667
libreriaprosperi@hotmail.it
lella.greco@gmail.com

Lunedì 10 giugno 2013 alle ore 18.30 la Libreria Prosperi di Ascoli Piceno ospiterà nello suo Spazio NovaDea l'incontro con la scrittrice e collaboratrice della Commissione Europea per le politiche migratorie Raffaella Greco Tonegutti, che presenterà il suo primo romanzo L'ESPAGNOLE (Editori Riuniti, 2013), nato a partire da una ricerca condotta tra le mogli dei minatori stranieri occupati nelle miniere belghe. Introdurrà la giornalista e blogger Alessandra Addari

Madame Isabel è L’Espagnole, anziana vedova che affitta camere per garantirsi la sopravvivenza in una Bruxelles multietnica e piovosa. Una mattina d’inverno, nella sua palazzina in mattoncini rossi, arriva Maddalena a occupare l’ultima stanza libera, in mansarda. La casa di Isabel è un luogo sospeso in cui giovani di passaggio portano le storie di una migrazione reversibile, fatta di opportunità da godere e da sfruttare. Isabel osserva le loro vite in  transito, gli amori fugaci, la ricerca del loro posto  nel mondo, mentre Maddalena, appena sbarcata in Belgio, ascolta i suoi racconti della fuga dalla Spagna di Franco, di un’Europa colma di frontiere, di un villaggio dove i minatori del vecchio continente  hanno condiviso la durezza dell’essere migranti,  nelle Fiandre del secondo dopoguerra. L’avventura  migratoria è il cordone che lega Isabel  ai suoi ospiti, ma è la passione per il suo passato a costituire il panno di fondo su cui Maddalena tesse e fila i frammenti della vita di Isabel. 
L’Espagnole è una dichiarazione d’amore per la tenacia con cui le donne migranti affrontano l’indefinitezza del vivere altrove.

Durante la serata sarà inoltre possibile visitare, per l'ultimo giorno, la personale BELLO COME UNA PIETRA IN FACCIA dell'artista An Degrida.

Raffaella Greco Tonegutti è nata a Roma nel 1979, si è laureata in Storia dell’Africa alla Sorbona (Parigi) e dottorata in Diritti Umani all’Università di Pisa. Studia i fenomeni migratori e l’accesso ai diritti/servizi fondamentali da parte delle popolazioni migranti in Europa, mentre collabora con la Commissione Europea sempre nell’ambito delle politiche migratorie. L’Espagnole è il suo primo romanzo, liberamente tratto da un’esperienza di ricerca in storia orale tra le mogli di minatori italiani, spagnoli, marocchini e turchi trapiantate in Belgio.

giovedì 16 maggio 2013

IL PANORAMA VERTICALE - AUGUSTO AMABILI - LIBRERIA PROSPERI/SPAZIO NOVADEA, ASCOLI PICENO



Titolo: Il panorama verticale
Autore: Augusto Amabili
Relatore: Daniele Capriotti
Luogo: Libreria Prosperi-Spazio NovaDea
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno 
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea 
Inaugurazione: 25 maggio ore 18.00
Info: 0736.259888 – 329.1979667
libreriaprosperi@hotmail.it


Sabato 25 maggio 2013 alle ore 18.00, presso lo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno, si svolgerà l'incontro con il poeta Augusto Amabili che presenterà, con un intenso e suggestivo reading, la sua ultima raccolta poetica IL PANORAMA VERTICALE, edita da pochi giorni per l'ascolana Sigismundus Editrice di Davide Nota, con una prefazione del poeta Raimondo Iemma. Introdurrà la serata Daniele Capriotti.

Quella di Amabili è soprattutto poesia religiosa, ma ciò non è da intendersi in senso strettamente confessionale. Al contrario, nell'idea di non voler redimere né consolare il mondo, quand'anche questo sia stravolto di rabbia, oppure ridotto a immagine frivola, allucinata […] Ancora, nell'umiltà di non dirsi buoni, accettati, a propria volta assolti. Una religiosità priva della vanità del distacco e dell'ascesa; indifferente alla tentazione di dover consolare. (dalla nota introduttiva di Raimondo Iemma)

L'odierno/ pregnante di disimpegno livella l'orrore/ delle persone che fingiamo di essere/ il coraggio/ lo confonde il depistaggio/ in balia dei capricci/ e dei naufragi teorici/ degli imbecilli/ - nello zoo dello slogan/ le pecore non belano fanno shopping/ e poi zapping./ Resettato a zero e ricostruito/ lo spazio sociale/ comunismo fascismo, e ideologie di consumo/ un universo/ obeso del tanto/ che non ha riempito./ I virus nell'humus votano stress/ e telenovelas. (Augusto Amabili)

Durante la serata sarà inoltre possibile visitare la personale BELLO COME UNA PIETRA IN FACCIA dell'artista An Degrida, in esposizione fino all'8 giugno (lun-ven 9-13 e 16,30-20 sab 9-13).

Augusto Amabili è nato nel 1976 a San Benedetto del Tronto. Da sempre risiede a Spinetoli, nella vallata del Tronto, dove lavora come operaio in una ditta calzaturiera, dipinge e scrive poesia. Suoi testi sono apparsi sulla rivista La Gru, nei blog La poesia e lo spirito e La dimora del tempo sospeso, oltre che all’interno del libro collettivo Calpestare l’oblio (www.lagru.org; Cattedrale, 2010). Nel 2008 ha pubblicato per Fara il suo primo libro di poesia, La convalescenza, con un’introduzione di Davide Nota. Nel 2011 ha dato alle stampe per Sigismundus Editrice La gettata del cielo, con una nota prefatoria di Danni Antonello. Il panorama verticale è la sua terza raccolta.