lunedì 7 giugno 2010

NULLA - ALESSANDRO VITALI - SPAZIO NOVADEA/LIBRERIA PROSPERI, ASCOLI PICENO




Titolo: Nulla
Artista: Alessandro Vitali

Cura: Daniele De Angelis

Luogo: Libreria Prosperi-Spazio NovaDea,
Largo Crivelli, 8 – 63100 Ascoli Piceno
Coordinamento e comunicazione: Spazio NovaDea
Inaugurazione: 12 giugno 2010 ore 18.00
Periodo: 12 giugno 2010 / 26 giugno 2010
Orario: dal lunedi al sabato 09-13, 16-20
Info: 0736.259888 329.1979667, libreriaprosperi@hotmail.it

Sabato 12 giugno 2010 alle ore 18, presso lo Spazio NovaDea interno alla Libreria Prosperi di Ascoli Piceno, si inaugura "Nulla", installazione site specific dell'artista Alessandro Vitali a cura di Daniele De Angelis. Un percorso di apparizione e scomparsa, nel quale il corpo diviene mezzo e confine da superare nella tensione al vuoto.

Nel segno, nella sua polisemia, risiede costantemente una “via negativa”, un risvolto ambiguo capace di contraddirne l'aspetto affermativo. Una riga tratteggiata su un foglio, si mostra sottraendo lo spazio immacolato della superficie; la sua apparizione è ugualmente assertiva quanto negativa. L'apparizione di una forma è quindi intimamente legata alla sparizione di altre, potenziali ma inespresse. Ciò che si rivela ai nostri occhi è appunto un ri-velarsi, un manifestarsi dietro al velo del segno e della forma, quasi che il vuoto della superficie intatta risultasse insostenibile allo sguardo. [...] Il tratto scuro del nastro adesivo, con la sua opacità impenetrabile, impiegato da Alessandro Vitali nella presente installazione, sintetizza proprio tale essenza del segno, delineando una forma, un corpo, nel semplice incollarsi al vuoto del telo. Un contorno fisico che strappando porzioni di assenza si impone allo sguardo, si mostra come ente, presenza in divenire, tesa verso il possesso di tutto lo spazio possibile. (Daniele De Angelis)

La mostra si inaugurerà sabato 12 giugno 2010 alle ore 18.00 presso lo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno. La mostra sarà visitabile dal lunedi al sabato, dalle 09 alle 13 e dalle 16 alle 20, fino al 26 giugno 2010.

Per informazioni libreriaprosperi@hotmail.it



domenica 30 maggio 2010

ANGELO FERRANTE (1938-2010)

Il poeta Angelo Ferrante, classe 1938, ci ha lasciati.
Pubblicammo su "La Gru" un suo testo inedito (In memoria di Pier Paolo Pasolini, a trent'anni dalla morte), nel 2005, oggi contenuto nel suo ultimo libro Dentro la vita (Moretti e Vitali, 2007).
Aveva aderito con affetto e passione, nonostante il male che lo stava già divorando, alla nostra campagna dei poeti "contro l'oblio", con l'inedito Il risveglio.
Ciao Angelo, e grazie.


IL RISVEGLIO

Sarà una polvere di versi a seppellire
questo tempo marcio, incivile, che uccide
il vero della vita, e nel suo fluire
tra danaro, potere, indifferenza, irride
quel poco di pensiero che resiste.
Sarà pàtina, strato, a far fiorire
lemmi rigonfi d'ira, che la triste
faccia dell'ignoranza vorrebbe azzerare.

E si son dati, i servi, al migliore
del mercato, al più ricco, al più arrogante,
pestifero profeta del nulla, venditore
di vuote immagini, falso amante
di un’uguaglianza sempre più ineguale.
E parlano, sbraitano, strepitano,
in preda ad un delirio che fa male,
offendendo la vita, l'etica, la più banale
idea di dignità, di sé e degli altri. Verrà
il tempo, presto, di un nuovo decoro.
E questo è certo come certo è il vero.
La polvere dei versi perderà
molte scorie. Brilleranno di oro puro
le parole, tutte, di una nuova poesia
ritornando alla luce dalla cloaca
di questo tempo infame che le affoca.

Sveglia, allora, poeti. Lungo è stato
il sonno che ha sepolto nell’oblio
ciò che abbiamo pensato e cancellato.
È tempo di cantare. Nell’urlo
scomposto e sconcio di questa babele
che ci sovrasta, è tempo, ormai, di uscire
allo scoperto. Troppo amaro è il fiele
che intossica la forza del sentire.

Libertà. Dignità. Basta subire.
Tacere ancora è un po' come morire…


Perugia, dicembre 2009,

Angelo Ferrante

giovedì 4 marzo 2010

A PASOLINI, LAMPI SULL'ENI

A Pasolini, Lampi sull'ENI...
(di Stefano Sanchini)

Ecco chi l'aveva il capitolo rubato
che per il troppo dire, di fatica t'ha ammazzato
e di botte, all'idroscalo quella notte

lunga, più degli anni di Cristo
sulla storia nostra scendevi all'inferno
risalendo poi a mostrarci la visione

da Salò a Roma, ogni tua intuizione
di ossesso che cunicoli con la penna scava
dalle fogne a cielo aperto fin dentro alle ombre

del Palazzo, oltre ciò che ci è concesso,
così ad Ostia te ne andavi in un destino certo,
agli assassini disperati, il corpo offerto

e non c'era sperma e non c'erano le rose
ma sangue fango merda e freddo
e i mandanti assenti nelle calde ricche case...

...oggi il cavaliere e il senatore antiquario
vendono il loro e nelle carte il tuo, Petrolio,
se altro tempo ti avessero lasciato,

nel romanzo, anche questo avresti raccontato...

giovedì 18 febbraio 2010

IL 22 FEBBRAIO ESCE LA VERSIONE DEFINITIVA DI "CALPESTARE L'OBLIO"



a cura di Davide Nota e Fabio Orecchini
Illustrazioni e grafica a cura di
Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella
Lunedì 22 febbraio su

sabato 13 febbraio 2010

GIOVEDI' 18 FEBBRAIO 2010
SALONE TEATRO SNAPORAZ
Piazza del Mercato 15, Cattolica (RN)






















h. 21,30- proiezione del cortometraggio: "Correspondencias"
realizzato per il Festival Internazionale di Siviglia
Voci Recitanti: Loris Ferri/Stefano Sanchini

h. 22,15- incontro con l'autore: Gianni D'Elia
presentazione in prima nazionale
del suo ultimo libro: "Trentennio" Einaudi 2010

chitarra acustica/12 corde: Alessandro Buccioletti

in collaborazione con:
"Biblioteca di Cattolica"
Libreria "La Morosina"
"La Gru"

mercoledì 13 gennaio 2010

Fabio Monti parla de "La Gru" su REDtv

12 gennaio 2010, ore 17.30

Intervento d'apertura di Davide Nota all'assemblea dei poeti contro l'oblio (8 gennaio 2010, Roma)

Terrei ad aprire questa assemblea ponendo sul tavolo del nostro convivio alcuni temi, su cui si potrà spero discutere assieme e a partire dai quali siete chiamati tutti ad intervenire, inziando dagli interventi degli amici e poeti Franco Buffoni, Pietro Spataro, Flavio Santi, Maria Grazia Calandrone ed Enrico Piergallini.

A me sembra innanzitutto che la nostra iniziativa "Calpestare l'oblio", con tutti i mille difetti che una iniziativa spontanea e non filtrata può contenere, abbia significato qualcosa e che sia già "un significato" aggiunto alla nostra sebbene marginale storia.

Il primo significato aggiunto è, secondo me, proprio questo: e cioè che una storia minore, la poesia italiana, si è considerata parte integrante e non separata nè separabile di una storia "complessiva" e "complessa", la cultura; ed ecco che riacquisita la consapevolezza del contesto, e dunque dell'azione possibile interna a tale contesto, anche un movimento minore come la poesia può e deve assumersi le responsabilità proprie di ogni agente dialettico, "il senso di responsabilità" di chi apprende di essere parte di una rete di relazioni su cui può operare azioni e da cui può attendere reazioni.

Ecco, in questo modo l'oblio particolare del genere proprio, la poesia, è stato inteso non con vittimismo autoreferenziale ma come individuazione di un oblio generale, che è la storia delle tante rimozioni operate dalla rappresentazione ufficiale, la comunicazione italiana, l'acculturatrice ideologica del groviglio di poteri in atto che chiamiamo "berlusconismo", e all'interno proprio della comunicazione la poesia ha agito non come linguaggio autonomo ma relativo, cioè in relazione con un'alterità, l'auditorio non specialistico, e con un contesto, la storia.

Il genere rimosso - che non vuol dire morto, ma anzi vivo, vegeto e palpitante al di là del muro di Berlino delle quinte rappresentative - il genere rimosso della poesia, che è solo una delle tante rimozioni inconsce o consce di un'epoca in quanto realtà non funzionale alla riduzione dell'individuo a ruolo operata dalla controriforma del capitalismo italiano postmoderno, ha svolto un'azione dimostrativa, e per me "Calpestare l'oblio" ha fondamentalmente questo valore. Abbiamo preso un tema caldo del dibattito pubblico, la memoria repubblicana, e lo abbiamo affrontato con le armi della poesia, che sono le armi dello sguardo complessivo e polisemantico, a partire da un'inversione nel titolo per cui il classico tema della memoria della resistenza è divenuto il tema anche della "resistenza della memoria", che alcuni dei poeti presenti hanno infatti affrontato da un punto di vista lirico e metafisico; insomma, arrivando al dunque perchè non voglio dilungarmi, la poesia italiana ha "dimostrato" di esistere e lo ha dimostrato pubblicamente, ed ha dimostrato di non essere un'area morta dei linguaggi e di poter interagire anche con un pubblico non specialistico, non di addetti ai lavori né di iniziati all'analisi delle figure retoriche o della prosodia e metrica. La poesia italiana ha cioè dimostrato di poter essere letta ed assimilata come viene letto ed assimilato un romanzo, una composizione musicale o un'opera cinematografica, e quindi anche ad un livello spontaneo e non scolastico, perchè - ed è questo un altro tema che metto sul nostro tavolo di lavoro - la rimozione del genere poetico da parte della comunicazione italiana è andata a braccetto, secondo me, con un processo speculare, e cioè con l'autoreclusione patologica, da sindrome di Stoccolma, del rifiuto da parte dei poeti di ogni tipo di relazione con l'esterno, con le altre discipline, con gli altri linguaggi e discorsi della società italiana.

Ecco, secondo me "Calpestare l'oblio" vuole dire, a primo impatto, due cose molto semplici, e cioè che 1) quella che abbiamo chiamato "Ideologia della separazione", e cioè la restaurazione del meccanicismo sociale, la funzionalizzazione della società intesa come catena di montaggio economico, finanziario e consumistico fine a sè stesso (e parallelamente, dunque, la neutralizzazione del Sapere, di quello che fu nel Novecento il pensiero critico, mediante la separazione delle discipline e dei linguaggi), ecco questa ideologia della storia è da noi oggi percepita come una ideologia stagnante e dunque superata, e che dunque noi contestiamo e denunciamo come si contesta un peso arbitrario di cui si è assunta una certa consapevolezza; 2) le strutture, i giornali, i media, le organizzazioni politiche e culturali che si danno come valore costitutivo la critica di tale ideologia non possono latitare sulla questione culturale e dunque neppure sul discorso della poesia, che assieme alla musica compositiva è una delle arti più ferite e umiliate dal fenomeno culturale del "berlusconismo", specialmente se il discorso poetico è poi capace, come lo è, di aprire delle questioni transdisciplinari, in dialogo con la storia, con la filosofia, con la politica, e soprattutto con l'etica, e non sto parlando di poesia civile, perchè solo per fare un esempio al giorno d'oggi sarebbe scandalosamente attuale e politico anche pubblicare in prima pagina un sonetto di Shakespeare per parlare di amore tra individui, tra soggetti, e non tra generi sessuali o ruoli.

Insomma, io credo che abbiamo dimostrato, visto che nessuna argomentazione teorica è più incisiva della dimostrazione pratica, il potenziale della poesia senza aggettivi, e penso che la dimostrazione è andata bene, se da un e-book di poesia partorito davvero dalla periferia della provincia, e dal web, grazie soprattutto alla sensibilità di un giornalista anomalo in quanto poeta, Pietro Spataro, siamo stati rilanciati da L'Unità, per poi provocare questo effetto domino su tutte le testate che sapete: Libero, Il Foglio, Il Giornale, Gli altri, Il Corriere della Sera, Radio 24, Il manifesto, Left, oggi Radio 3, e il dogma della non incisività, quasi per condizione naturale, della poesia nel dibattito pubblico, è stato infranto.

Riassumendo, penso che le questioni da affrontare pubblicamente siano due: 1) la questione culturale tout court in Italia, cioè la presa di coscienza di un'epoca nazionale che io chiamo "Il Trentennio", iniziato simbolicamente nel 1978, con l'acquisizione di Telemilano da parte dell'imprenditore Berlusconi, e finito simbolicamente nel 2009, con il passaggio della Tv via etere al digitale terrestre, passaggio che rappresenterà nei prossimi anni la crisi di un monolite mediatico sprezzante della cultura e il passaggio ad una concorrenza più vasta, certamente tra gruppi di potere e lobby, all'interno della quale però la cultura, la riflessione, il pensiero critico, l'arte, potranno e dovranno trovare un proprio spazio, per cui da questa piccola iniziativa autogestita dei poeti potrebbe nel tempo seguire una vera e propria presa di posizione più complessiva da parte della cultura e dell'arte italiana per un nuovo media, anche pubblico.

Insomma, quel che possiamo iniziare a fare, a partire da oggi, non è altro che questo, smetterla di considerarci come monadi autonome e costituire un metaforico legame, perchè non è vero che il legame con l'alterità sia prigionia non più di quanto non lo sia il suo contrario, se proprio Ulisse fu salvo dal canto delle sirene e potè portare a termine la propria missione grazie ad un legame, affettivo e reale; e le sirene non hanno smesso di cantare. Non voglio dire altro che questo: continuiamo questa rete di discussione e di relazione e di progetto comune, e assieme all'oblio calpestiamo anche le diffidenze di gruppo, regionale o stilistico - perchè la guerra tra poveri è un'altra delle caratteristiche dell'auto-annichilimento della poesia italiana contemporanea - e mettiamo in moto una metaforica "Officina" del pensiero critico e poetico ed artistico in Italia.

La seconda questione è quella squisitamente poetica, per cui il mio è per andare al sodo un appello perchè gli strumenti di divulgazione di quella che siamo soliti chiamare la "Sinistra", l'area cioè che dovrebbe essere interessata allo sviluppo di una sensibilità e di un pensiero alternativi all'omologazione consumistica e alla società dello spettacolo italiana, concedano spazio alla poesia italiana, che è in sè una rivolta contro il Trentennio.

Questi sono alcuni dei temi che possiamo affrontare e che possono essere presi come pretesto per iniziare un piccolo dibattito.
Mi scuso se il mio discorso è stato molto semplice ma l'ho preferito impostare in questo modo, perchè credo sia più efficace individuare dei punti chiave anche per la comunicazione verso l'esterno. Ora lascio il microfono ai primi ospiti...



[Intervento successivo: Franco Buffoni, puoi leggerlo qui]