martedì 26 aprile 2016

Gli orfani - Una recensione di Alfonso Sabba

Lettera dal letto – Il ritorno – Una chiesa – La quercia del fauno – Sibilla – Gli orfani – Dana – Lettera di Orfeo, sono i titoli dei racconti, ma forse sarebbe meglio definirli capitoli, di varia lunghezza, dello stesso percorso interiore dell’autore. Il personaggio si percepisce unico, declinato in varie sfaccettature. In questo work in progress, l’azione è assente, non c’è trama, che tuttavia risiede vivida (pindarica?) nei moti mentali in cui il protagonista è immerso. Saltano agli occhi per intensità, le lettere iniziali e finali - che ci conducono da un appena accennato antropologismo ad una matura mistica del profondo - e il racconto del titolo (somnium vs fictum). Tutto scorre per poeticità e subconscio, con belle invenzioni anche lessicali e sintatticamente pluridirezionali.
Pure se ben trattenuta la dimensione realistica, grazie ad opposta vocazione (che però talora sfocia in un troppo lieve fantasy), la prosa  che coraggiosamente sceglie il timbro poetico – pare appesantita qua e là dal rincorrersi di metafore, che non di rado creano un effetto apnea ed un insistente stato umbratile.
Potrebbe essere utile ricondurre il tutto a maggiore unitarietà e scrollare qualche ramo d’albero gravato all’inverosimile di frutta. Meglio si staglierebbero nel cielo notturno quei lampi di poesia ora oscurati dal cupo tuono che, avviluppando, un poco assorda il lettore.
Un autobiografismo mascherato (?) che nomina suoi tutori i grandi della prima metà del Novecento, massimamente d’oltre Manica, e non solo in dipendenza del flusso di coscienza.

(Alfonso Sabba)


Davide Nota, Gli orfani (Oèdipus, 2016)

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