martedì 1 febbraio 2011

RIN ZEN - DANIELA CAVALLO - SPAZIO NOVADEA/LIBRERIA PROSPERI, ASCOLI PICENO

Titolo: Rin Zen
Autore: Daniela Cavallo
Cura: Stefano Verri
Luogo: Spazio NovaDea-Libreria Prosperi,
largo Crivelli 8 – 63100 Ascoli Piceno (AP)
Coordinamento: Sponge ArteContemporanea
Inaugurazione: sabato 12 febbraio 2011 ore 18:00
Periodo: 12 febbraio – 20 marzo 2011
Orario: dal lunedi al sabato, 9.00-13.00 16.00-20.00
Info: (libreriaprosperi@hotmail.it) - tel/fax (0736-259888)


Quid est veritas (?), la terza stagione espositiva della home gallery Sponge Living Space di Pergola (PU), dopo le personali: Il punctum di Rita, di Rita Vitali Rosati, Aimless, di Veronica Dell'Agostino, Inner drawings/Drawings inside, di Claudia Gambadoro (presso lo Spazio NovaDea di Ascoli Piceno), Revelations di Rita Soccio / Disorder di Galileo Sironi (visitabili fino al 20 febbraio negli spazi Sponge Living Space) La mansuetudine dell'abiura, tripersonale di Federico Forlani, Michele Pierpaoli, Red Zdreus e le 2 collettive Christmas Tree d'artista, propone il 12 febbraio 2011 alle ore 18.00, la personale di Daniela Cavallo Rin Zen, a cura di Stefano Verri.

Con Rin Zen, Sponge prosegue il suo cammino itinerante, la mostra, infatti, occupa lo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno (AP), diretto da Daniele De Angelis.

Focus della mostra è la performance Rin Zen, da cui l'intero progetto prende il titolo. L'azione, coinvolgendo il pubblico, richiama un atto di rinascita e rigenerazione. A terra un cerchio di mattoni, al centro l'artista, sdraiata e coperta da un sottile velo di plastica trasparente, a richiamare simbolicamente una membrana placentica, sopra, a coprire il tutto, uno strato di terra. L'artista si muove, suggerendo il ritmo dell'acqua, il suo scorrere, giungendo ad aprire con una lama la plastica. Un filo rosso è svolto attorno al pubblico, circondandolo e legandolo come un cordone ombelicale. Reciso il legame, performer e pubblico rinasceranno all'arte e grazie ad essa, per esprimere nuovi rapporti e nuove consapevolezze. A completare la performance il video “Piedinterra” e un trittico fotografico.

La mostra sarà visitabile fino al 20 marzo 2011 dal lunedì al sabato, 9.00-13.00 16.00 20.00 presso lo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno. Per ulteriori informazioni contattare il numero: tel/fax (0736-259888) consultare il sito www.spongeartecontemporanea.net

domenica 30 gennaio 2011

LISA D'IGNAZIO: IL ROMANZO DELLE STRAGI

beato chi legge,
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.

Con queste parole Pier Paolo Pasolini canta il lamento funebre delle vittime della strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), nel poemetto Patmos.
L’autore si definisce un letterato che non può simpatizzare (letteralmente "patire insieme", "provare emozioni con..." ) con le famiglie delle vittime. Loro piangano da sole: sembra dire il poeta corsaro.
Si tratta di sarcasmo, naturalmente, aspro e feroce sarcasmo, lo stesso che attraversa tutto il poemetto, quasi a ricalcare la ferocia con cui ai 17 morti è stata negata la vita.
Tuttavia, non può essere un letterato manierista e disinteressato chi si sporca le mani con la cronaca del proprio tempo, chi scrive una denuncia civile, un articolo di giornale tra i più crudelmente realistici mai scritti, un elenco di nomi, i nomi delle morti di Stato.
L’operazione che lo scrittore compie è letteraria, certo, ma prima di tutto civile e politica. Essa deriva da un sentimento di rabbia e tristezza, nato dalla coscienza della Verità con cui convive quotidianamente: cioè che le bombe degli anni ’70 non le hanno messe, davvero, i fascisti ma lo Stato italiano.
Lo stesso sentimento attraversa Petrolio, cioè il romanzo delle stragi: titolo con cui compare in Scritti corsari un articolo: Che cos’è questo golpe?, uscito sul ‹‹Corriere della Sera›› il 14 novembre 1974, in cui l’autore fa riferimento alla gestazione di Petrolio parlando di un ‹‹progetto di romanzo››. L’articolo inizia con le celebri parole: ‹‹Io so, io so i nomi dei responsabili››, riferendosi ai responsabili delle stragi, cioè secondo la sua ricostruzione, i potenti della Democrazia Cristiana.
Pasolini nell’articolo il romanzo delle stragi dice di non avere le prove e gli indizi che ne accertino le colpe, anche per difendersi da possibili attacchi ed accuse.
In realtà, questi sono presenti seppure in forma criptata in Petrolio, nel romanzo delle stragi effettivo, come ha confermato Gianni D’Elia nell’intervista che mi ha rilasciato.
Il lavoro di decriptare il testo, richiesto più volte da Pasolini al lettore (secondo l’autore l’oggetto si ricreerà nella testa del lettore, che prega di accettare queste confidenze) coinvolge principalmente due aspetti: quello storico-politico-economico e quello filologico.
Il primo ruota intorno alle due pagine intitolate Appunti 20-30 in cui Pasolini schematizza due eventi storici centrali in Petrolio: la strategia della tensione e la parabola politico-economica di Enrico Mattei ( Presidente dell’Eni dal 53 al 62) e Eugenio Cefis (Presidente dell’Eni dal 67 al 71).
Questi eventi sono riassunti in due note progettuali, nei cosiddetti ‹‹blocchi politici›› che individuano le due fasi della strategia stragista: la prima anticomunista e la seconda antifascista.
L’analisi degli schemi lasciatici da Pasolini ha permesso di collegare due eventi, storicamente considerati separati, e di far luce su un personaggio che ha cercato sempre di restare nell’ombra: Eugenio Cefis. Nel primo blocco politico Pasolini scrive che Aldo Troya alias Eugenio Cefis ‹‹sta per essere fatto presidente dell’Eni e ciò implica la soppressione del suo predecessore››.
Nella realtà storica nel ‘67 il predecessore di Cefis è Marcello Boldrini, ma qui invece Pasolini lo fa coincidere con Enrico Mattei, scrivendo tra parentesi: ‹‹caso mattei, cronologicamente spostato in avanti››.
Ciò significa che l’omicidio Mattei avviene nel ‘62 e viene spostato in avanti di 5 anni. Perchè questo salto cronologico, dunque? Perchè l’autore vuole collegare l’omicidio Mattei con l’insediamento alla presidenza dell’Eni di Eugenio Cefis.
Il primo blocco politico finisce nel ‘68 con la contestazione studentesca, quando per evitare uno spostamento dell’asse politico a sinistra, Pasolini dice che la cricca politica ha bisogno di anticomunismo. Eppure Pasolini aggiunge subito dopo nel romanzo troviamo l’espressione bombe attribuite ai fascisti. Si tratta di un errore di “battitura”( Cfr. Gianni D’Elia, Il Petrolio delle stragi), infatti le bombe vengono messe dai fascisti, sì, con la copertura dei servizi, ma attribuite agli anarchici non ai fascisti.
Nel secondo blocco politico, Pasolini scrive che Troya alias Cefis sta per essere fatto presidente della Montedison (lo sarà dal 71 al 77), per cui ha bisogno con la cricca di politici di una verginità antifascista. Così scrive Pasolini nel romanzo, ma di nuovo si tratta di un errore che corregge quasi un mese dopo il 14 novembre sul ‹‹Corriere della Sera›› e poi in un articolo sull’ ‹‹L’Europeo›› a dicembre, dove parla della necessità da parte dei potenti responsabili delle stragi di ricostruirsi una verginità antifascista.
Nella realtà storica in quel periodo avviene lo sganciamento dello Stato dalla manovalanza fascista utilizzata nella prima fase, che per ritorsione continua a mettere le bombe.
Riguardo il secondo aspetto, quello filologico particolarmente interessante risulta il confronto tra i personaggi letterari e le loro identità storiche.
Sappiamo che il personaggio storico di Enrico Mattei, nel romanzo corrisponde a Enrico/Ernesto Bonocore e che Eugenio Cefis è Aldo Troya.
Sul protagonista Carlo Valletti, il Medio (‹‹io sono il Medio, parvero dire Rumor e i suoi colleghi››, in Patmos), sembra plausibile l’ipotesi che corrisponda al politico socialista Francesco Forte.
Francesco Forte è stato membro della Giunta esecutiva e Vice Presidente dell’Eni dal 66 al 76, successivamente Ministro delle Finanze, Ministro delle Politiche comunitarie e per due legislature (‘87, ‘94) Senatore della Repubblica. Tre sono gli indizi che avvalorano la mia ipotesi.
Il primo si trova nell’Appunto 97 in cui viene copiata integralmente un’inchiesta di Giuseppe Catalano, pubblicata dall’ ‹‹L’Espresso›› del 4 agosto 1974 dal titolo: Cefis e il Sid. Il Mattinale, nella quale vengono elencate alcune significative informative che il Sid realizzava quotidianamente su commissione di Eugenio Cefis per il controllo dei suoi nemici.
Dell’inchiesta nel romanzo non viene mutato nulla, ad eccezione di un’informativa riguardante Francesco Forte, in cui l’espressione ‹‹il prof. Forte›› viene cambiata in: ‹‹prof. Valletti -ossia il nostro eroe-››.
Il secondo indizio si trova nello stesso articolo dell’‹‹L’Espresso››, in cui in un'altra informativa si parla di un ‹‹uomo d’affari italo-britannico›› chiamato Charles Forte.
Possiamo ipotizzare, non tanto che Carlo si identifichi con Charles Forte (personaggio non molto influente nella politica dell’Eni), quanto piuttosto che Pasolini giochi sul nome Charles per la creazione del nome del “nostro eroe”, cioè Carlo.
Il terzo e ultimo indizio si colloca immediatamente all’inizio del romanzo, nella prima pagina, in alto a destra: ‹‹FORTE (8 settembre 1973)››. [1]
Ora per la comprensione di questo dato bisogna partire dal 7 Settembre 1973, cioè quando esce sul ‹‹Corriere della Sera›› un articolo: Forte attacca Girotti per i segreti dell’Eni di Massimo Riva.
Nell’articolo si parla delle annunciate dimissioni di Francesco Forte dalla vicepresidenza dell’Eni nel caso in cui l’Eni avesse acquistato il quotidiano ‹‹Il Tempo›› (da lui ritenuto: giornale dagli “articoli sediziosi e fascisti” [2]). ‹‹Il Tempo›› risponde il giorno dopo, cioè l’8 Settembre 1973 nell’articolo intitolato: Le Forti lamentazioni di Forte definendo forte un ‹‹esibizionista›› e uno ‹‹squinternato››, un personaggio profondamente tormentato, perché scisso dal problema di ‹‹essere mantenuto dallo Stato, per fare un’opposizione di Sinistra a coloro che governano lo Stato››.
L’articolo de ‹‹Il Tempo›› sembra suggerire a Pasolini una delle caratteristiche principali di Carlo Valletti: la natura del Doppio e della profonda scissione che lo attraversa.
Lo stesso giorno, l’8 settembre 1973 esce anche un altro articolo che riprende il problema delle dimissioni di Forte: articolo del ‹‹The Guardian››, dal titolo: Oil and right-wing paper ‘do not mix’, scritto dal corrispondente estero George Armstrong.
Il collegamento tra l’articolo del ‹‹The Guardian›› e Petrolio avviene attraverso l’Appunto 41, in cui pasolini dice che il nostro eroe scrive sul ‹‹The Guardian››.
Aggiunge, inoltre, che il “nostro eroe” è ‹‹anglosassone››, facendo un sottile richiamo alla figura del britannico Charles Forte.
Lo scrittore nel romanzo più volte dice che sta ‹‹giocando››, ‹‹sta mischiando le carte›› e avverte che ‹‹il lettore potrà muoversi con più sicurezza fra trabocchetti narrativi ‘che si spiegano a vicenda’››. In perfetta sintonia con la poetica dell’illegibilità e indecifrabilità, Pasolini vuole che il lettore compia un operazione rigorosamente filologica, lavorando attivamente sugli indizi.
Solo attraverso questo attento lavoro ognuno di noi potrà leggere in Petrolio la sua storia, o meglio, la nostra storia civile e politica.
Petrolio è la storia d’Italia, della sua mediocrità, dei suoi intrallazzi, della sua ipocrisia, del suo assassino segreto di Stato che ha negato e nega tutt’ora verità e giustizia alle famiglie delle vittime.
Eugenio Cefis riceveva a casa ogni mattina inchieste dal Sid sui suoi nemici: la Verità, insomma, per alcuni è conoscibile, solo per alcuni privilegiati non certo per il cittadino ucciso in una delle tante bombe.
L’Italia che ammazza e non chiede giustizia altrimenti dovrebbe giustiziare se stessa, è anche l’Italia che si è abituata al nuovo fascismo ‹‹americanamente pragmatico›› [3], ne ha acquistato ogni nuovo prodotto materiale, ogni comfort e non chiede altro che di poterne acquistare ancora.
L’Italia che ha sostituito Jesus con i Jeans (come dice Pasolini in un saggio sulla pubblicità che gioca sulla rispondenza tra i due nomi; da un articolo del ‹‹Corriere della sera››, Il folle slogan dei jeans Jesus del 17 maggio 1973 [4]) non può che volere alla guida del proprio paese un produttore, un industriale, uno che gli assicuri il “nuovo pane quotidiano”, il distributore di beni superflui.

[…] L’età del pane -era quella- dei consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita […] [5]

Poiché i beni superflui rendono superflua la vita, è chiaro che la massa a nulla ambisce che a farsi rappresentare da una persona del tutto superflua, pragmatica, consumistica e tremendamente mediocre.
Non è troppo difficile, se si pensa all’Italia di oggi, capire che Pasolini aveva individuato perfettamente la strada che il paese stava prendendo.
Non è per nulla difficile, individuare il nuovo Carlo del XXI secolo: un personaggio inquieto, nevrotico, mediocre, assolutamente insignificante, ma bene inserito nei posti di potere, perché è li che può esercitare la sua forza non in virtù di un potere interiore e spirituale, ma tutto esteriore e materiale. Un potere creato per coniare soggiogatori e diventare contemporaneamente soggiogati a qualcun altro. Chiunque entri nel Girone del Potere non può che diventare contemporaneamente padrone e servo, non può che rispondere alla logica che lo vuole spietato con i più deboli e sottomesso con i più forti.
Il personaggio che sto delineando, dunque, eredita perfettamente la scissione di Carlo: egli è contemporaneamente un lupo e un agnello, non per scelta ma per adattamento passivo alla regole del gioco del potere.
Se Pasolini avesse scritto un romanzo con tutte le caratteristiche che un testo simile richiede avrebbe sicuramente posto al centro del testo un personaggio con cui il lettore potesse dialogare. Se non un personaggio ottocentesco, i grandi eroi alla Balzac, avrebbe potuto inserire un personaggio comunque dotato di un certo spessore e profondità morali; invece preferisce collocare nel testo di Petrolio un qualsiasi esemplare della nuova specie umana, nata sotto il segno della tecnologia e dell’idea dello sviluppo, nata per divorare prima il mondo con tutte le sue risorse (petrolio) e poi se stessa.
Carlo Valletti è un ingegnere, figura tecnica e considerata lodevole per la sola etichetta di potere economico che essa porta con sé.
Carlo lavora per un’azienda pubblica importante, trasferendo in essa i suoi obiettivi di guadagno e affermazione economica propri di ogni buon manager o uomo del XXI secolo, le cui aspirazioni coincidono con quelle lavorative.
Carlo come tutte le persone mediocri non si risparmia conoscenze “importanti”: non si scandalizza di avere amicizie e connivenze poco trasparenti. Frequenta tutto il frequentabile (politici, industriali, mafiosi e neo fascisti) con il solito sorriso prestampato che gli assicura presentabilità e disposizione al compromesso di ogni genere.
Non chiede elogi ma solo ricompense, non vuole la gloria eterna piuttosto gli basta un lauto riconoscimento in soldi: la sicurezza di poter vivere nella segretezza dei propri guadagni.
Pasolini più volte ribadisce il sentimento di profondo disprezzo e ribrezzo che gli suscita lo scrivere, il pensare, il vivere (anche se solo nelle parole e forse proprio per questo in termini ancora più drammatici) la personalità di Carlo.
Lo ribadisce anche nella lettera a Moravia che chiude l’opera: per lui sarebbe dolorosissimo riscrivere il testo, proprio perché ciò implicherebbe, di nuovo, un contatto giornaliero con un personaggio repellente.
Trentacinque anni dopo la sua morte, in una società molto simile a quella descritta dall’intellettuale corsaro (ma oramai giunta alle estreme conseguenze totalitarie), è perfettamente comprensibile il disgusto di Pier Paolo nei confronti di Carlo.
Sarebbe come scrivere un romanzo su un Bondi, un Cicchitto o un Gasparri o un qualsiasi altro “personaggio” della masnada che compone la cerchia del sultano e che ne imita come può i gesti, le movenze, le parole e i desideri.
Questi personaggi non sono più nulla: né quello che erano prima, né quello che sono diventati dopo lo scellerato patto con il diavolo che adorano come un dio.
Sono attraversati da una profonda scissione tra quello che sono diventati a contatto con il modello berlusconiano e quelli che sarebbero stati se avessero conservato la loro integrità morale. La scissione dell’uomo dell’epoca attuale è ancora più drammatica di quella che attraversava il borghese degli anni ’70, scisso tra adesione cosciente all’ideologia marxista e adesione fattuale all’ideologia consumistica: un tipo di frattura tra ideale e reale che probabilmente oggi non attraversa più neppure gli uomini della sinistra, integralmente inseriti nel ciclone del consumismo.
Come il poeta corsaro descrive i giovani in termini negativi forti, violenti e drammatici, proprio perchè solo chi li ama e li ha amati può odiarli in maniera così profonda e così sofferta; allo stesso modo è possibile provare un profondo disgusto per il modello berlusconiano e gli italiani che lo imitano come marionette impazzite.
Solo chi ama i propri concittadini soffre nel vederli trasformarsi e degenerare.

Soltanto chi ama, soffre nel vedere che le persone amate cambiano. Chi non ama non se ne accorge neppure.[…] E non si tratta poi neanche di un semplice cambiamento, seppur doloroso, in quanto degradante: ma si tratta, come ho detto, di un vero e proprio genocidio. [6]

Naturalmente io vivo non solo nell’Italia di cui sto parlando, ma nella stessa società che critico, ne mangio tutti i frutti insieme ai miei concittadini; per cui non posso e non potrei ritenermi innocente, malgrado lo sforzo di allontanarmi da questi nuovi modelli, anch’io li vivo e ne vivo il loro radicamento in me e fuori di me.

Ma devo ammettere che anche l’essersi accorti o l’aver drammatizzato non preserva affatto dall’adattamento o dall’accettazione. Dunque io mi sto adattando alla degradazione e sto accettando l’inaccettabile. Manovro per risistemare la mia vita. [7]

Sicuramente il lettore avrà da obiettarmi una banalità di fondo, avendo voluto non solo attualizzare questo testo, ma piegare il paragone ad una critica politica e, soprattutto, da molti letta come tendenziosa.
A queste probabili obiezioni rispondo con le parole di Pier Paolo Pasolini:

Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo. [8]


[1] Ibidem
[2] M. Riva, Forte attacca Girotti per i segreti dell’Eni, dal ‹‹Corriere della Sera›› del 7 Settembre 1973.
[3] P. P. Pasolini, Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo, in Scritti Corsari, cit., p. 318.
[4] P. P. Pasolini, Analisi linguistica di uno slogan, in Scritti Corsari, cit., p. 279.
[5] P. P. Pasolini, Limitatezza della storia e immensità del mondo contadino, in Scritti Corsari, cit., p. 321.
[6] P. P. Pasolini, Petrolio, cit., p. 1628.
[7] P. P. Pasolini, Abiura dalla ‹‹Trilogia della vita››, in Lettere Luterane, cit., p. 603.
[8] P. P. Pasolini, L’ignoranza vaticana come paradigma dell’ignoranza della borghesia italiana, in Scritti Corsari, cit., p. 371.

domenica 9 gennaio 2011

DOCUMENTO D'APERTURA DELLA SECONDA ASSEMBLEA NAZIONALE DI CALPESTARE L'OBLIO

Documento d’apertura della Seconda assemblea nazionale di Calpestare l’oblio, Roma, 8 gennaio 2011


Come mai gli studenti in rivolta non condividono la rivolta dei poeti e i poeti ignorano i contenuti delle assemblee degli atenei?
Per quale motivo il mondo del giornalismo non ha a cuore la sorte degli scrittori esiliati dalla società italiana e viceversa?
Perché le voci dei lavoratori precari dell’istruzione non si intrecciano con le armonie dei nuovi musicisti o con le riflessioni dei nuovi intellettuali costretti alla fuga?
Come mai ogni ambito della cultura della società italiana vive in questa forma di separazione la propria crisi e il proprio dissidio nei confronti dell’ideologia nazionale più ignorante ed arrogante d’Europa?

Calpestare l’oblio, che al di là del pretesto antologico dei cento poeti uniti contro la rimozione della memoria repubblicana si è da tempo auto-sviluppato nelle forme di un vasto movimento spontaneo di rivolta generale contro quello che abbiamo definito il trentennio della interruzione culturale e della rimozione della coscienza critica, poetica ed artistica dai media italiani, vuole dire che una vasta e crescente porzione generazionale non intende più rassegnarsi al silenzio di fronte alla desertificazione culturale del proprio Paese, desertificazione che se può essere definita sinteticamente “berlusconismo” più propriamente è la storia di trent’anni di vita nazionale, un trentennio battezzato nel 1978 con la fondazione di Telemilano cavo e da cui, con non pochi silenzi o assensi anche a sinistra, ha avuto inizio quel progetto malato di pacificazione ed unificazione nazionale fondato sulla lobotomia di massa e sulla pedagogia mediatica del disimpegno, del disinteresse, dell’indifferenza ed infine del più volgare cinismo, di cui viviamo oggi le più desolanti ed evidenti conseguenze.

Un’antropologia nazionale fondata sul dogma del disincanto, sulla solitudine di massa e su un individualismo senza individualità, in cui i canoni pur necessari e ineludibili della società liquida e postmoderna sono stati imbrigliati e incanalati in una delle più spaventose operazioni coatte, e cioè progettuali, di devastazione delle coscienze, della memoria, della percezione stessa della dimensione temporale e di omologazione attorno ad un unico ed uniforme inconscio collettivo rappresentato dallo spettacolo televisivo italiano, che ha plasmato nel corso dei decenni a propria immagine e somiglianza un’intera comunità smarrita e trainata nella più greve regressione culturale e antropologica.

Quella che abbiamo definito in quest’anno di lotta come “ideologia della separazione” (tra ruoli sociali, ambienti, generi, individui) è riuscita nel silenzio generalizzato a radicarsi nel Dna di quel corpo sano che era stato, dalla Resistenza contro il fascismo alla simbolica morte di Pasolini, un autentico coordinamento plurale di produzioni e diffusione di culture, sensibilità e coscienze come presagio e presentimento di un Paese da costruire nell’alleanza e nel continuo scambio tra fermento artistico, vivacità giornalistica, approfondimento scolastico e ricerca universitaria.

I tre ambiti che come saprete abbiamo oggi convocato sono in rappresentanza, ancora necessariamente simbolica e non scientifica, del mondo dell’arte (la produzione di opere), il mondo degli studi universitari e il mondo del giornalismo culturale legato a quella porzione di visione politica che dovrebbe avere a cuore un’idea alternativa di società e di sviluppo, fondati sulla partecipazione democratica alla cosa pubblica e sullo sviluppo delle opportunità di conoscenza e diffusione culturale.
Ad oggi, come risulta evidente, questi tre ambienti vivono e svolgono i propri percorsi come monadi separate, persino quando le loro intenzioni di lotta convergerebbero naturalmente verso uno stesso obiettivo che è il superamento del pantano storico nazionale.
Sono qui presenti Pietro Spataro, vicedirettore de L’Unità, Donatella Coccoli, direttrice di Left - Avvenimenti, che hanno già seguito e condiviso dallo scorso anno la nostra campagna, ed Angelo Mastrandrea, vicedirettore de Il manifesto, mentre le redazioni de Il fatto quotidiano, Liberazione e Gli altri per motivi logistici seguiranno a distanza la manifestazione.
Abbiamo inoltre invitato alcuni referenti culturali del mondo politico per metterli al corrente delle nostre riflessioni. Sono qui presenti Matteo Orfini del Partito democratico e Stefania Brai di Rifondazione comunista, mentre per SEL proietteremo un breve saluto di Nichi Vendola che oggi è all’estero ma che avrà presto sotto mano i documenti che seguiranno l’assemblea.
Sono inoltre presenti alcuni sindacalisti della Cgil nazionale e dei Cobas, oltre che numerosi altri ospiti che presenteremo durante l’assemblea.

L’assemblea sarà videoripresa da alcuni giovani registi della Scuola di Cinema ACT di Cinecittà, che nei prossimi mesi ne faranno un documentario sulla rivolta dei poeti, sul movimento studentesco e sulle lotte sindacali in atto contro il ricatto dei grandi patrimoni economici nei confronti degli individui inermi in quanto separati, documentario che sarà poi capillarmente diffuso sul web e in tutte le città d’Italia per amplificare in tutte le sue forme e potenzialità il portato di questa campagna.

Tornando alla questione culturale, e nello specifico poetica, dovremmo forse chiederci il motivo per cui una comunità - anche a sinistra - non ha ritenuto più necessario tramandarsi una educazione e sensibilità che in definitiva è la capacità di condividere una visione complessiva e collegata dei fenomeni del mondo, per cui anche un sonetto paesaggistico parla di una visione del mondo, delle relazioni e della coscienza che un individuo storico ha di sé. Quanto avviene nel testo è sempre un modo di pensare e di interpretare un contesto.

E una società, o meglio, un intreccio di poteri che ha dominato nell’ultimo trentennio la società italiana fondando il proprio controllo sociale sulla disgregazione degli individui e sulla separazione coatta dei fenomeni per cui tutto il reale apparisse arbitrariamente preesistente, inconoscibile ed irremovibile, non poteva che essere radicalmente e naturalmente nemico della poesia, così come è stato inconsciamente nemico di ogni spazio di riflessione e di socializzazione non traducibile in rendiconto immediatamente spendibile e strumentalizzabile, spazio che infatti il potere italiano ha rimosso prima dalla comunicazione e poi dalla società reale. Questo è l’oblio che intendiamo calpestare.

Calpestare l’oblio, che come appare chiaro non è più soltanto un libro ma è un movimento culturale libero, spontaneo ed eterogeneo, rilancia a partire da questo momento la costituzione di un osservatorio, aperto e plurale, sulla questione culturale italiana.
È prematuro discutere ora delle forme e delle periodicità che tale strumento potrebbe assumere ma è importante iniziare a pensarlo come una prospettiva necessaria: le tavole rotonde della sinistra culturale e l’officina del pensiero critico.

Un luogo aperto e di incontro per una pluralità sempre più gravida di domande ed orfana di risposte: scrittori schiacciati dalla censura editoriale sulla qualità e dall’indifferenza dei media, editori massacrati da processi monopolistici di distribuzione e vendita, studenti e ricercatori accerchiati da ogni lato, da una politica di tagli e sfruttamento intensivo del precariato ma anche, e non può essere taciuto a sinistra, da baronati feudali che esistono, che sono pressoché la norma del lobbismo localistico italiano e che non devono essere più accettati.
Antropologia feudale che talvolta si riscontra persino in parte della stampa da noi considerata amica, non sempre in grado di riconoscere una nuova opera di valore, un nuovo fenomeno, una problematica centrale nel dibattito culturale in corso.

Un osservatorio nelle forme della tavola rotonda che non deve e non può tradursi in un nuovo ambiente chiuso di nuove amicizie riservate ma in un libero, aperto e partecipabile cantiere.
Se vogliamo un’alternativa sincera ad un’epoca storico-politica fondata sull’abolizione del pensiero e sulla repressione della cultura, dobbiamo dare inizio ad un nuovo fondamento e ritrovare uniti un luogo, reale e metaforico, mentale e fisico, di unità e discussione, di condivisione e confronto, anche di scontro purché di crescita.
Considerarci tutti quanti come un’unica grande questione aperta: la questione culturale italiana.

Questo è solo un seme, che oggi lasciamo al vento nelle forme della parola. Buona assemblea.

domenica 2 gennaio 2011

CALPESTARE L'OBLIO 2011 - PRIMO COMUNICATO STAMPA


LA QUESTIONE CULTURALE ITALIANA
NELLA II ASSEMBLEA NAZIONALE DI “CALPESTARE L'OBLIO”
SABATO 8 GENNAIO A ROMA
CON UN CENTINAIO DI POETI E ARTISTI DA TUTTA ITALIA, QUOTIDIANI E RAPPRESENTANTI DELLA SINISTRA, SINDACATI, RIVISTE, ASSOCIAZIONI, MOVIMENTO STUDENTESCO
E UN VIDEO-INTERVENTO DI NICHI VENDOLA

Sabato 8 gennaio 2011, alle ore 17 presso la sede dell’Associazione culturale “Beba do samba” di Roma, in Via de’ Messapi n.8 (quartiere San Lorenzo), si svolgerà la Seconda assemblea nazionale di “Calpestare l’oblio”, indetta dall'Associazione “Beba do Samba” (www.bebadosamba.it) e dalle riviste La Gru (www.lagru.org) e Argo (www.argonline.it).

“Calpestare l’oblio” è un grande progetto poetico e culturale che dalla piattaforma del web si è tradotto tra il 2009 e il 2010 in un'opera in formato e-book, che ha scatenato un acceso dibattito sulle principali testate giornalistiche italiane (L’Unità, Left, MicroMega, Gli altri, Il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il manifesto, Radio3, Radio24), ed in una prima Assemblea nazionale dei poeti, che si è tenuta l’8 gennaio del 2010 al Beba do Samba di Roma.

In occasione della presentazione della versione cartacea dell’antologia “Calpestare l’oblio. Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana” (Argo - Cattedrale, 2010), il coordinamento dei poeti in rivolta indice una Seconda assemblea di “Calpestare l’oblio” per fare il punto sulla drammatica questione culturale in Italia, mettendo in dialogo il mondo dell’arte e della poesia, del giornalismo culturale e del sapere universitario.

Come mai gli studenti in rivolta non conoscono la rivolta dei poeti e i poeti non frequentano le assemblee degli atenei?
Per quale motivo i giornalisti non hanno a cuore la sorte degli scrittori esiliati dalla società italiana e viceversa?
Perché le voci dei lavoratori precari dell’istruzione non si intrecciano con le armonie dei nuovi musicisti o con le riflessioni dei nuovi intellettuali costretti all’esilio?
Come mai ogni ambito della cultura della società italiana vive in questa forma di separazione la propria crisi e il proprio dissidio nei confronti dell’ideologia nazionale più ignorante ed arrogante d'Europa?
Proveremo l’8 gennaio, durante la seconda Assemblea nazionale di “Calpestare l’oblio”, a ricomporre i pezzi di questo mosaico discutendo tutti assieme de “La questione culturale italiana”.

Saranno presenti:

Pietro Spataro - Vicedirettore de “L’Unità”
Donatella Coccoli - Direttrice di “Left”
Tonino Bucci - Responsabile culturale di “Liberazione”
Malcolm Pagani - Il Fatto Quotidiano
Angela Azzaro e Andrea Colombo - Gli Altri
Tommaso Di Francesco e Geraldina Colotti- Il manifesto

Matteo Orfini - Responsabile cultura del PD
Stefania Brai - Responsabile cultura del PRC
Responsabili culturali di SEL
Video-intervento di Nichi Vendola per “Calpestare l’oblio”
Rappresentanti culturali dei Giovani comunisti

Rappresentanti del movimento studentesco ed universitario (Ateneinrivolta, Coordinamento K5 Studi orientali, Abbiamo fame di cultura, ESC autogestito, Scienze politiche RomaTre) e dei sindacati (Cobas, Cgil).

L’assemblea sarà libera e nelle forme della democrazia partecipativa. Chiunque vorrà intervenire avrà diritto di parola.
L’intera assemblea sarà video-documentata da MeddleTv e da alcuni giovani registi della Scuola di Cinema ACT di Cinecittà, che ne faranno nei prossimi mesi un documentario.

Dal mondo della cultura, della letteratura e della poesia contemporanea hanno aderito, da Palermo a Milano, centinaia di singoli poeti e scrittori, associazioni, editori e redazioni di riviste, registi ed artisti, fra cui

- le riviste, web-zine e blog: Absoluteville, Versodove, Blanc de ta nuque, Metromorfosi Infocritica, Post it, Il primo amore, Bollettario e altre;
- le associazioni: Zuccherificio, Milanocosa, Aidoru/Valdoca, Iodonna, Donne dasud, Svolta a sinistra, Osservatorio nazionale amianto, Azimut onlus, Gasper Roma, Arcipelago scec, Licenze poetiche, Meddletv e altre;
- gli editori: Pellicanolibri, Zona, Fara editore, Senzapatria, Polimata e altre.

PROGRAMMA:

Dalle 17 alle 20 Assemblea pubblica.

Dalle 20 alle 21.30 Cena sociale

Dalle 21.30 alle 22.30 Letture dei Poeti in rivolta: presentazione della versione cartacea definitiva dell’antologia “Calpestare l'oblio” (Cattedrale, collana Argo, 2010).

Dalle 22.30 Concerti: PANE e il fondatore del Canzoniere del Lazio PIERO BREGA.

Con preghiera di diffusione, pubblicazione e partecipazione.



Evento a cura di:
Davide Nota - Rivista “La Gru”
Fabio Orecchini - Ass.Cult. “Beba do Samba”
Valerio Cuccaroni - Rivista “Argo”

mercoledì 22 dicembre 2010

LETAME - DI DAVIDE GARITI

La giostra che muore,
la giostra ridente!

Appiedata negli angoli del mattino
si contorce nuda la gente,
sulle scrostate pareti
dove simboli dalla triste abiura
campeggiano a palmi aperti
con scritte eloquenti:
"che dir si voglia, abbasso
i comunisti, le serpi!"

dall'altro "i fascisti reietti"!

oh canuta madre che osservi
questo andare spedito
triste pergola al vento novembrino!

Tu che hai pasciuto i tuoi figli
nel gelo del mattino,
madre sempiterna gloria!
Scandisci adesso la tua agonia
fino al più ridicolo dei turpiloqui,
nella vanità maldestra dei tempi.

Scorre il fiume lento
sulle voci beffarde degli impiegati
al mattino, dove illese silhouette
si dirigono nel gelo di un impegno sociale,
padroni del loro destino! Come cani
che spingono in gola il boccone!
Fino alla sorda rinuncia di un nuovo pasto.

Disperso fra i campi, adesso, il polline
che vola violento dalle metropoli glaciali,
ne spande bruttura, su questi volti
di uomini in croce, sulle coscienze
vive a nuove speranze.

La quiete della miseria.


Davide Gariti

LA GLORIA DEL FASCISMO

di Jonata Sabbioni


La gloria del fascismo
Rileggendo l’ ”Appunto 67” di Petrolio di Pier Palo Pasolini.

Ogni potere è fascista. Ogni potere è destinato alla gloria perché in esso c’è l’assoluta dominanza del passato. E del mistero: il “mistero dei padri” che ucidono i figli e li sopravvivono. “Il mistero della vita dei padri è nella loro esistenza”, scrive Pasolini. Una esistenza che è preclusa ai figli. E’ taciuta. Diventa essa un valore da accettare e da assorbire e da credere. Senza comprensione. Senza redenzione. L’esistenza si vive col corpo. Il nostro corpo vive per noi; ascolta e si nutre per noi. Il nostro corpo è il solo testimone. Se non viviamo col corpo noi non esistiamo. Dobbiamo vivere col nostro corpo per essere liberi. Dobbiamo sentire la sofferenza del corpo per liberarci. Se non viviamo col corpo non viviamo né siamo vissuti e non potremo essere liberi. Le cose astratte e spirituali, cioè reali, “si vivono solo attraverso il corpo”. Vissute fuori dal corpo o con un altro corpo non ci appartengono. E ne siamo dominati, ne diventiamo servi. Possiamo allora solo essere discepoli. E sofferenti in quanto mancanti. Mancanti di vita, di esperienza vitale, di sofferenza, di tragedia. “Ciò che è vissuto nel corpo dei padri, non può più essere vissuto nel nostro” scrive Pasolini. Il passato è un tempo infinito e reale. E spirituale. Ma non ci appartiene in quanto esperienza. Ne siamo solo discepoli. Non abbiamo vissuto col corpo il passato: ne siamo soltanto l’esito. Il nostro sacrificio è il passato. Noi assumiamo l’ordine dal ricordo e dalla celebrazione. Siamo noi a vedere il sangue sugli stipiti come il sangue dei tempi. Ma non è nostro quel sangue: non possiamo averlo versato: non siamo morti. Noi siamo vivi. Nel giorno che viviamo noi osserviamo le leggi che furono scritte dai padri. Dobbiamo confessare la nostra iniquità che è l’iniquità dei padri. I peccati per i quali anche noi ci siamo opposti, in vita, li abbiamo ricevuti dal paese dei padri. Allora il nostro cuore si umilia e si scatena la nostra colpa. La colpa carnale. Noi siamo costretti all’umilaizione della carne e a quella della colpa. Non possiamo costruire un’espiazione, una fuga dalla colpa del passato (del potere). Noi non possiamo costruire una salvezza. Poiché non abbiamo voluto e vissuto il luogo dei padri, né il tempo (il passato). Noi osserviamo gli statuti, i decreti, le leggi e il comando che i padri ci hanno prescritto. Li mettiamo in pratica sempre. Né possimo dimenticare l’alleanza con loro, coi padri. Ma noi temiamo i padri, ne abbiamo terrore. E li serviamo. Come loro hanno fatto coi loro padri. Ne vogliamo scrivere la storia per non allontanarci da essi, per ricordarli sempre. Noi siamo nulla senza i padri, senza la città in cui vollero fermarsi. Senza le terre che lavorarono, senza le epoche che bruciarono e i capri e i servi che vollero morti. Il mistero della “vita dei figli” è la prova della sofferenza. E’ la colpa e l’intenzione di uccidere i padri. E’ la rivoluzione. Esiste dunque una “continuità nel mistero (un corpo che vive la realtà)”. Il “senso di caducità”, il desiderio della morte, dell’esistenza stessa del mistero, rappresenta l’unica volontà di sopravvivenza dei padri nei figli e dei figli nei padri. Quando i padri hanno ucciso un giusto o quando lo hanno compreso e lo hanno amato, ci hanno tradito. Perché l’hanno fatto per noi, a posto nostro. Noi non lo volevamo. Noi non abbiamo generato nessuno. Siamo caduti dalle mani e dagli occhi dei padri e abbiamo giurato loro l’obbedienza. Gli abbiamo rubato il pane, li abbiamo chiamati “cani” ma abbiamo agito contro di noi, mai contro di loro. Che ancora esistono perché noi esistiamo. Non abbiamo mai restituito la testimonianza o il messaggio nostro. Non abbiamo mai detto. Perché il nostro messaggio (la rivoluzione) è solo nel futuro. E per natura il futuro è solo ideale, mai reale. Non è mai compiuto. E il mistero è “per eccellenza del passato: non solo del passato come esso ci appare nel presente (mistero dei padri), ma anche del passato come esso ci appare nel Futuro (mistero dei figli)”. La continuità della morte e del fallimento si identifica con la “contiunuità del passato” e del mistero dell’inappellabilità. I nostri padri hanno voluto e amato l’olocausto. Per salvarsi l’hanno amato. Per offrirsi alla danza dei loro padri, loro hanno invocato olocausti e commesso delitti e sacrifici di comunione. Noi pure li abbiamo amati i loro deliti. Noi abbiamo coperto i loro crimini e li abbiamo fatti i nostri crimini. Noi abbiamo liberato i capi dei loro eserciti e se li abbiamo uccisi lo abbiamo fatto su loro ordine. Abbiamo ascoltato le suppliche dei padri e le preghiere. Li abbiamo ascoltati e abbiamo asciugato le loro lacrime. Abbiamo bevuto il loro sangue e giurato nei loro templi. Abbiamo abitato le loro case e letto le loro parole e ci siamo rimessi ai loro cuori. Abbiamo mantenuto le loro promesse e gli abbiamo camminato davanti. Abbiamo peccato contro i fratelli, abbiamo sputato sul giusto e lo abbiamo ucciso facendogli cadere sul capo la nostra colpa. Abbiamo dichiarato assassino l’innocente rendendogli l’offesa per la sua innocenza. Abbiamo bramato il potere e abbracciato il fascismo. Abbiamo amato i padri e il potere dei padri. Abbiamo amato il fascismo, cioò l’esistenza stessa dei padri; i loro atti sono diventati la nostra fama. Abbiamo difeso il potere e il passato. E l’esistenza dei padri. Noi abbiamo ancora bisogno della vita dei padri, della loro storia. Che è la nostra vita e la nostra storia. E’ la nostra terra. E’ l’acqua dei nostri pozzi. Noi saremo servi per sempre. Cresciuti nella schiavitù dei padri, “saremmo presi da un’angoscia intollerabile” se non sapessimo riconoscere la nostra esistenza e il nostro potere nell’esistenza e nel potere dei padri. Alla morte dei padri ci seppelliremo con loro. Noi, padri di nuovi figli, cadeveri da vivi. Sepolti nell’altare del potere (del fascismo). Il potere (il fascismo) giura al popolo il regno “irrazionale” del “Mistero”. “Anche quando non lo vogliamo, il passato determina le forme di vita che immaginiamo o progettiamo per il futuro”. Se noi erigiamo con le pietre un altare al passato e al potere noi conteniamo già in un sacrario il futuro. L’acqua scorre verso quell’altare e inatno lo assorbe e lo traforma in passato. “il potere è l’ideologia dei potenti”. E dei padri: nessun fuoco può consumare l’olocausto o asciugare l’acqua. Ecco, un esercito circonda noi e la città: noi aspettiamo, come servi, che un cristo ci mostri la nostra salvezza. Ma non avverrà. Non avverrà la rivoluzione. Noi siamo “impotenti”. Siamo vittime di una terra liberata del futuro. Siamo il sangue dei padri e dei nostri figli. Noi siamo i figli del re che pose le teste dei giusti nei panieri; noi siamo i figli precipitati dalle montagne della libertà. Siamo i sepolti dall’inganno e dalla gloria del fascismo. Il padre, il potente, vuole “stabilizzare il passato”. Lo può fare perché lo possiede. Possiede il tempo in cui vive. Perchè vive nel corpo e nel rimorso della morte. Noi siamo i figli di quella morte; che abbiamo amato quando mettevamo le mani sui nostri nemici e su quelli dei padri. Abbiamo versato sangue “precario nel pensiero della vittima che vuole distruggere il passato”. Noi siamo fascisti perché sterminiamo il futuro. La sciagura di questo luogo sono le parole attuate del passato. Le parole violente. le parole contro questo luogo e contro i suoi figli. Noi non siamo ambigui: vogliamo il potere perché amiamo i padri e le loro parole. Noi riferiamo le parole dei padri ai nostri figli, le tramandiamo a loro. E li uccidiamo. I nostri figli sono però ambigui: loro vogliono prendere le ossa dai sepolcri e bruciarle sull’altare. Vogliono profanare le parole dei padri. Loro vogliono creare un futuro, “un domani incerto”. I nostri figli sono pazzi e fuggono nel torrente e piangono e ci abbandonano. I nostri figli uccidono i padri. Loro piangono perché rinunciano alla vita, la sola vita possibile: quella del potere (del fascismo) perpetrato e trasmesso, continuato e disposto alla giusta causa. Vi brucerà l’olocausto e l’offerta del sangue se sceglierete “una vita da vittima”. Le azioni di chi si allontana dal peccato del potere (del fascismo) avvengono nella distruzione della libertà.

Jonata Sabbioni

venerdì 10 dicembre 2010

CHRISTMAS TREE D'ARTISTA: LA DEFINITIVA MOSTRA DI NATALE - SPAZIO NOVADEA/LIBRERIA PROSPERI, ASCOLI PICENO

Titolo: Christmas Tree d'Artista: la definitiva mostra di Natale
Autori: Laura Baldini, Alberto Barbadoro, Max Bottino, Domenico Buzzetti, Luca Caimmi, Giacomo Carnesecchi, Veronica Chessa, Roberto Cicchinè, Tiziana Contino, Francesco D'Isa, Veronica Dell'Agostino, Francesco Diotallevi, Massimo Festi, Giovanni Gaggia, Alice Grassi, Alessandro Grimaldi, Erika Latini, Dario Molinaro, Erika Patrignani, Michele Pierpaoli, Giorgio Pignotti, Rita Soccio, Valeria Stipa
Cura: Dario Ciferri
Luogo: Spazio NovaDea-Libreria Prosperi, largo Crivelli 8 – 63100 Ascoli Piceno (AP)
Coordinamento: Sponge ArteContemporanea
Inaugurazione: sabato 11 dicembre 2010, ore 18:00
Periodo: 11 dicembre 2010 - 9 gennaio 2011
Orario: dal lunedì al sabato, 9.00-13.00 16.00-20.00
Info: (libreriaprosperi@hotmail.it) - tel/fax (0736-259888)



Quid est veritas (?), la terza stagione espositiva della home gallery Sponge Living Space di Pergola (PU), dopo le prime tre mostre : Il punctum di Rita, personale di Rita Vitali Rosati, Aimless, personale di Veronica Dell'Agostino ed Inner drawings/Drawings inside, di Claudia Gambadoro, propone il giorno 11 dicembre 2010 alle ore 18.00 la riedizione di Christmas Tree d'Artista: la definitiva mostra di Natale a cura di Dario Ciferri, originariamente presentata a dicembre 2009 presso Sponge Living Space di Pergola.

Christmas Tree d'Artista è una mostra circoscritta nello spazio di un albero sintetico, una collettiva inusuale che raccoglie una moltitudine di linguaggi che seguono tutti la stessa base di partenza: la palla natalizia.

“Realizzare una decorazione per l’albero - scrive Dario Ciferri - è stato l’input dato agli artisti invitati a Christmas Tree d’Artista, interpretare il Natale e le sue contraddizioni attraverso il proprio percorso artistico, il proprio linguaggio, la propria sensibilità. Lasciare un segno tangibile di una speranza, di un’incertezza, di una denuncia. La rappresentazione del sacro quasi non rientra nelle diverse palle di Natale presentate, si avverte più una constatazione della secolarizzazione che ormai circonda questo periodo dell’anno; possiamo anche leggere una denuncia della perdita del valore originario della festa, in nome dell’inseguimento dei regali e dei soldi. Riuscire a superare quanto ci mostrano i negozi e i servizi della tv, sopportare lo stillicidio di Babbi Natale appesi alle pareti, riuscire a sopravvivere all’iperalimentazione che fa sì che dal 6 gennaio si debba stare tutti a dieta. L’arte da sempre osserva la realtà che la circonda, la rappresenta, la irride ne racconta traumi, sofferenze, gioie e assurdità, l’arte è il modo più diretto che l’uomo ha per osservare se stesso, per raccontarsi a volte anche per educarsi.”

L'evento coinvolge 23 artisti: Laura Baldini, Alberto Barbadoro, Max Bottino, Domenico Buzzetti, Luca Caimmi, Giacomo Carnesecchi, Veronica Chessa, Roberto Cicchinè, Tiziana Contino, Francesco D'Isa, Veronica Dell'Agostino, Francesco Diotallevi, Massimo Festi, Giovanni Gaggia, Alice Grassi, Alessandro Grimaldi, Erika Latini, Dario Molinaro, Erika Patrignani, Michele Pierpaoli, Giorgio Pignotti, Rita Soccio, Valeria Stipa.
La mostra sarà visitabile fino al 15 gennaio 2010 dal lunedì al sabato, 9.00-13.00 16.00 20.00 presso lo Spazio NovaDea della Libreria Prosperi di Ascoli Piceno.

La seconda edizione, Christmas Tree d'Artista II: a Natale si è tutti più sinceri a cura di Jack Fisher sarà proposta presso Sponge Living Space di Pergola dal 4 dicembre al 9 gennaio.

Per ulteriori informazioni contattare il numero: tel/fax (0736-259888) consultare il sito www.spongeartecontemporanea.net.